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L’ informazione si ‘e ostracizzata

L’ informazione si ‘e ostracizzata

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Alexis e’ uciso dalla pallotola di un sbirro ad Exarhia, dal suo seno e’ corso sangue…nonostante tutto questo la ballistica ha fatto tardi alcuni giorni ad uscire…alla fine la pallotola ‘e stata ostracizzata, come qualcuno potrebe dire per le pietre, le bottiglie e le arancie amare che in tutti questi giorni sono stati lanciati contro le vetrate dei neggozzi,le machine preziose e le forze di opressione-sbirri. La verita’ infine si comporre da molti fatti soggetivi che ognuno potrebe interpretare come vuole. Aparte i giornalisti.

Il nostro argomento pero non e’ questo. A noi interessa l’ imagine che si e’ formata nella mente dei insorti e non l’ imagine che viene proieta da i media, i politici, i bottegai della Ermu, della Tsimiski… e generalmente tutti quelli che in questo confronto si ci sono opporsi e per fortuna hanno preso posizione, per poter anche noi saper chi sono con chi. Viviamo finalmente la cosi desiderata polarizzazione sociale. L’ assassinio di Alexis e’ stato infatti una causa per poter esprimersi l’ opressione compressa di una ben gran parte della societa’ greca, i migranti inclusi. Il vento dell’ insurezione aparte le strade lastricate ha scosso anche divani, neggozzi di partiti, pene delegate e tutto il resto della gentaccia sociale che tutti questi anni organizzasse la sua “sicurezza” contro i rifiuti proletari contemporanei. Non sappiamo se questa volta si sono becatti al sonno, siamo sicuri che il loro sonno non sara’ mai piu dolce. Stiamo parlando ormai con la fiducia in se. E questo sara un sentimento che rimanera’ tra di noi. ‘E esperienza visuta collettiva e memmoria colletiva. ‘E la storia che abbiamo scritto e la conoscenza che abbiamo reconquistata. Per i nostri scopi e i nostri mezzi non diamo conto a nessuno.

Per tutti questi motivi ed ancora di piu’ questo giornale esce da gente che abbia preso posizione nella settimana insorta da quache parte all’ emisferio nord. Perche tutti noi dobbiamo ri incontrarci e questo non sara facile. Tutti noi che ci siamo trovati per le strade a causa della morte tragica di uno di noi e ci siamo esplosi contro tutto che ci ruba la vita. Una vita che ce la dividono ogni giorno fra casa, lavoro, divertimento – ci dividono in alievi, studenti, lavoratori – bambini, adolescenti e adulti – ragazzi, ragazze, uomini e donne – locali e migranti. Ci dividono in oribili picole categorie e ci segregano in scuole, universita’, lavoro, neggozzi e locali. Ci ofrono case come gabbie, lavori malpagati ed un futuro fosco. Ci e’ data allora l’ ocasione di distrugere poco di quel che odiamo e di vivere molto di quel che vogliamo.

Essi ed esse che si trovano nelle mani dello stato, ovunque in questo pianeta, debbano, in questi dificili momenti, ore, giorni che passano, sappere, che siamo fuori per loro, stano dentro per noi. Il nostro desiderio per un mondo senza potere, senza stati, eserziti, patrie, polizie, prigioni, torture, sfrutamento e privazione si esprime e si materializza con la solidarieta’. Non state da soli fratelli e sorelle!

Per tutti i mottivi del mondo allora

p.s. L’ edizione presente e’ stata stampata a Salonico in 50000 copie. Chiediamo scusa per eventuali manchanze ed errori. Le parole non possono sostituire l’ azione.

BENVENUTI NEL OASI DEL EFFETTIVO

BENVENUTI NEL OASI DEL EFFETTIVO

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da alcuni giorni stiamo per le strade insieme con migliaia di altri. Migliaia di altri che, a prima vista, non ci conoscevamo da prima. Non e’ capitato che ci incontrasimo nonche solo recentemente, nelle fiamme delle baricate, nella solidarieta’ delle manifestazioni, nelle assemplee degli spaci occupati. Forse per questo i media si trascinano a chiamarci gnoti sconosciuti. In verita’ siamo tutte e due. Sconosciuti tra di noi, mentre viviamo da anni l’ impegno meticiloso di distruzione di ogni cosa viva, il calpestare di ogni speranza, la smentita di ogni aspettativa. Dentro questo deserto viviamo con altri ma viviamo separati. Isolati, sparsi con un sentimento di inpotenza a inondarci. Dal padrone che ci paga 700 euro e quando vuole ci cacia, al’ incredibile fatica che ci vuole per assicurare l’ elementare , fino alla stupidagine di massa televisiva di una felicita’ che la vediamo dalla serratura dello scermo LCD ipotecato dei nostri genitori. Tutte queste situazioni fanno parte, sono framenti della nostra vita comune. Ignoti allora in un deserto comune, che ognuno piu’ o meno cercha di cavarsela. Ognuno di noi un io tra tanti altri io. Fino ai primmi giorni del Dicembre eravamo invisibili per questa societa’. Come se tutto questo che vivevamo non c’ entrase da nessuna parte. Ne’ nella tv, ne’ nelle dichiarazioni della sinistra per una lotta schierata, ne’ da nessuna parte.

In questi giorni la rabbia acumulata sia traboccata nelle strade dopo quasi un ventennio di sconfite sucessive e ritirate, finalmente le nostre spalle si sono staccate dal muro. Malgrado le tonelate di lacrimogeni che furono lanciate da le forze di opressione, posssiamo respirare piu’ liberamente. E tutto questo non riguarda solo la gente che sia scesa per le strade. Riguarda anche tutti quelli che non abbiano potuto trovarci con noi, ma capiscano che la ragione sta da la parte nostra e soridino con senso sapendo i fatti. Questi respiri sono cari per tutti, ne abbiamo bisogno perche ora toca a noi di cominciar a spingere.

Ma allora chi sono i responsabili della riscossa? Sono gli alluni o i migranti di seconda generazione? Il movimento dinamico dei studenti o la generazione dei 700 euro? Il luben proletariato o il movimento aniautoritario? Compagni e nemici cercano angosiosamente di definire il soggeto della riscossa, a trovare le condizioni oggetive che hanno fatto nasciere questo scoppio, a dare un viso a la multitudine anonima che trabocca le strade. In vano. La risposta e’ semplice: la riscossa la fanno i riscossi. E questo accertamento non e’ tautologia mostruosa, e’ il senso. I percorsi che fanno scendere ciascuno per strada sono molti e dedalei, ogni riscosso e’ una ragione. Nel momento pero in cui i soggetti si incontrano e agiscono in comune, qualcosa di nuovo nasce e questo nuovo abbia nome. Si chiama atto storico, creazione collettiva, si chiama assalto. Attenzione: tutte le ragioni sono sempre presenti, muttate ormai in sostanza in un atto di resistenza. Naturalmente nella riscossa partecipano alluni, migranti, studenti, precari, politicizzati come molti altri. La sostanza pero non sta nel cosa sono tutti questi ma in cosa si trasformino. Tra il decidere di scendere per strada, tra l’ incontro e la comunicazione, la solidarieta e il sentimento di compagni, la rabbia e l’oporsi, i demostranti diventano padroni delle loro vite. I centri blocati delle citta’ sono il campo ove tutte queste identita’ diverse si uniscono, ove i separamenti crolano. Sia pure puntuale, sia pure per poco, sia pure che si inalzano da capo dopo alcuni giorni. Non sia cosi importante se quelli che blocano le strade, gridano slogan, scrivono sui muri, lanciano pietre, bruciano banche, sono studenti o disocupati. Il senso piu grande sta nel fatto che tutto questo lo fanno e lo fanno insieme, e questo sia una vittoria che nessun’ opressione e nessun ritorno alla normalita’ ci possa togliere. Perche che significa “alluno”, “non assicurato”, “migrante”, “studente” nel’ universo capitalista che chiamiamo mondo? Non sono sempicemente diversi nomi per l’ opressione che tutti viviamo? E che cos’ altro significa “insurezione” se no “prendiamo la vita nelle nostre mani?”

i giorni di Dicembre non apartengono a nessuno e nel fra tempo apartengono a tutti. Non li puo usurpare nessun schieramento politico, nessun partito, nessun’ avanguardia revoluzionaria. Nemmeno il movimento antiautoritario. Gli anarchici si sono trovati dal primo momento per strada portando con loro la rabbia e la consapevolezza, la risolutenza e il sapere, le loro pratiche e i proposti. La realta’ pero ci ha superata e fortunatamente. Non e ora il momento per ciascuno di espandere il suo negozio, la cosa basiliare sia di capire e di agire in comune, di costruire ponti. Quel che viene spiegato nelle citta’ del territorio greco e’ un solevamento sociale e da questo abbiamo solo a imparare. A capire i contenuti, a imparare le nuove forme di organizarsi, a ispirarsi dalle azioni.

Quel che esce nel proscenio nella maniera piu’ assordante e’ l’ antagonismo sociale. Ogniscontro sociale di questa estensione e di questa tensione e da guerra civile. Porta diversi parti della societa’ con diversi interessi, raporti e idee ad afrontare una l’ altra. Questa dimensione traumatizzante della realta’ spaventa, deve essere mascerata, deve diventare aministrabile. Il potere inventa le divisioni che le convengono: alluni bravi – “kukulofori” cativi, cittadini in autodifesa – demostranti in amok distrudivo, lotte di classe realli – provocatori istigati. Non convince. E’ costretta a far vedere tutte le sue carte: invocazione dell’ unione nazionale – isolamento dei nemici della democrazia. Ora si che abbiamo un argomento. La breccia esiste e i suoi framenti minnacciano l’ imagine del dominio. La democrazia come aministrazione governativa di ordini disciplinari, come teatro di ombre privo di produzione simbolicha, guarda il chaos della realta’ ed esso le restituisce lo sguardo. Circo di carta la loro nazione e la democrazia priva di senso. Si, siamo i nemici della democrazia, i traditori della nazione. La societa’ non e’ uniforme, e’ il campo dello scontro continuo, altre volte sotteraneo ed altre volte, come ora, visibile. Lo stato non e’ solo, ha con se tutti coloro che riconoscino la proprieta’ come l’ inica cosa che debba essere proteta. Ogni volta che le societa’ decidono di entrare nel’ aceleratore della storia ci sono anche quelli che cercano d’ agraparsi dal loro potere, difendebdo la continuita’ della nazione, lo stato e la normalita’. Dichiarazioni dalla strada fino al parlamento. Queste giornate la sinistra fossilizata si spavento’, perche si sono sentiti realmente soli, superati, pittoreschi. Anthimos (vescovo di salonicco, nazionalista) a camminare afianco a Paparigha (segretaria del pcg) ad attribuire la riscosa a forze “straniere”. La ΚΝΕ (gioventu’ comunista, pcg) chiude a chiave le facolta’ per prevenire la generalizazione della riscossa. Il tronco nazionale dalla sinistra fino alla destra si e’ coallizzato e preso posizione. L’ultimo rifugio dei difendori del ordine e della sicurezza e’ stato attivato per salvar la situazione. Siamo pero’ molti nella lotta e faremo che le loro peggiori paure verano reallizzate. Che diventiamo il miglior possibile antagonismo.

Il senso del movimento viene collegato col’ esspressione di rinchieste, con un potenziale programa posittivo che i riscossi dovressero adottare, un insieme di posizioni che premeterebbe la loro rapresentazione dai partiti. Quest’ angoscia esprime una parte della sinistra che cerca avanzare la caduta del governo come un obbietivo che condensa i desideri dei riscossi e da’ prospetiva alle loro lotte. Vedi pero’ che il insieme dei desideri e delle prattiche di quei che si trovano per le strade si rifiutano a entrarci nelle forme prefabricate della rapresentazione politica, dell’ aministrazione sociologica e della mediazione dei media. Certamente non ci consideriamo in qualche posizione privilegiata in questa tempesta. Che ci bagnamo da questa e non ci asciugiamo mai piu’. Questo vogliamo. Imparare da quei che incontriamo per strada, vivere nell’ unico modo che ne vale nei nostri giorni: contro il potere. Per capire, ti devi sentire l’ asfissia dai lacrimogeni, rompere la solitudine dell’ abitudine, condividere la gioia della riscossa, lasciare la rabbia soffocarti. Abbiamo visto forme di autoorganizazione a prevalere per le strada, antistruture di informazione balzare fuori dalla lotta, simpoli dello stato, del capitale e dello spetacolo a venir distruti. Abbiamo visto molto di piu’ che nemeno lo imaginavamo che ci ha superato. Per fortuna. Le cose corrono con velocita’ mille volte piu’ veloce e in mille diversi direzioni. In momenti come questi lo stato come monopolio della violenza e le istituzioni della rapresentazione come unici aministratori del campo della politica si trovano in crisi. In questi momenti di limite viene natta la comunita’ della lotta, piena di senso, non come un piano invisibile per il futuro, ma come una prattica del presente. La citta’ diventa un campo di icontro e di sperimentazione, ove tutto sia possibile: la distruzione di questo mondo e la creazione di nuovi valori. La creazione seminale di un nuovo ordine agli antipodi della riproduzione del dominante. Il cosa lasciera’ dietro questa riscossa, il cosa di nuovo vera’ natto non lo sappiamo. I modi in cui essa viene spiegata aprono un campo di eventualita’ che vogliamo vivere e non prevedere. In tempi piu’ dificili, alcuni compagni hanno scritto: “stiamo dentro il nostro futuro”. Questi giorni e queste notti siamo dentro il nostro presente. E non vogliamo andarsene da questo.

Stato d’ assedio

Stato d’ assedio

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“l’ uomo deve avere etica, lo stato non ha nessuna etica. Assassina, quando lo considera buono, ruba, quando lo cosidera buono, prende i bambini dalle madri, quando lo considera buono, distruge matrimoni, quando lo considera buono. Fa quel che vuole. Da solo forma le regole, perche e’ Onnipotente e Onnisciente e Onnipresente. Forma da solo le regole e, quando dopo un ora non gli fanno piu’, da solo una volta ancora le viola.”

B. Traven, la nave dei morti

Polizioto-sbirro-carabiniere-guardia-funzionario del ordine-a fiancho al cittadino-polizioto del quartiere-garante del ordine-della sicurezza-del regime-traficante di droge-mezzano-protetore-ricattatore-assassino-SBIRRO-MAIALE-ASSASSINO

un semplice equivoco. Si tratta di un semplice equivoco. Una societa’ chiusa nel living room, seduta davanti al vetro della tv, pensava che le banche costodiscono i suoi soldi, che i comercianti di machine le ofrino liberta’ di trasporto, che le corporazioni di telecomunicazioni le ofrino tempo di conversazione e la polizia le garantisca sonno tranquilo. Sono venuti tre BAM a rompere il vetro della tv, ad agitare il sonno tranquilo, a dare nuovo contenuto alla liberta’ di trasporto ed il tempo di conversazione. A segnare lo sparo cominciante per la fiesta dell insurezione.

Magica non era la pistola dello sbirro che abbia trovato carne: non era che un pezzo di ferro. Magico e’ quel che sucede. Parlando della resistenza a Vietnam, Sart ha scritto una volta che essa allarga il campo del possibile. Cosi anche quest’ insurezione porta lo stato ai suoi limiti, allargando giorno per giorno le possibilita’ degli insorti. Non e’ necessario che finiscano i lacrmogeni, non e’ necessario che l’ esercito esca per le strade, non e’ necessario che i sbirri muoiono dal caminare. Gli insorti hanno vinto moralmente. Perche hanno moralita’. La stato non ha moralita’. Lo stato ha le charateristiche dello sbirro. Del maiale. Del assassino.

Sbirri puntano. Sbirri sparano. Lanciano pietre, lacrimogeni, castagnole di fracasco e di lucentezza, di diffusione, asfissianti, palle di gomma. Portano passamontagne e arrestano dimostranti. Aprono teste, calciano seduti. ASSASSINANO. Giudici precarcerano, condanano migranti a 18 mesi di carcerazione per furto di cellulare, mettono minoreni in custodia. Lasciano tranquili sbirri che sparano, calciano, aprono teste. Quest’ e’ la loro moralita’.

Lo stato e’ un mechanismo antisociale e rivendicantore. Non dimentica tutti/e quelli/le che lo abbiano lanciato pietre e bruciato. Cerca il momento di far vedere i suoi denti a tutti/e che abbiano blocato il suo funzionamento, occupato i suoi edifici. A tutti/e che lo abbiano messo in dubbio e parlato male. Pero sfortunatamente ora vede che non e’ onnipotente, ne onnisciente, ne onnipresente. Onnipresenti sono gli insorti, hanno la forza a cambiare il mondo. E questo perche lo stato ha perso l’ illusione della superiorita’ morale che passava alla societa’.

La gente ormai non gli fa piacere quando un demostrante viene arrestato, ne sgrida. Ogni condana, ogni carceracione ogni pichiata viene visuta dalla societa come un sparo ancora sul suo corpo. E risponde. Per ogni condana un’ occupazione. Per ogni carcerazione un attacco ad un dipartimento della polizia. Le istituzioni di mediazione in coma. Autoorganizazione-resistenza-solidarieta. Manifestazioni-scontri-occupazioni. Lo stato si sente assediato al angolo. Ha prevenito anche per questo- Articvolo 48 della costituzione (stato d’ assedio): “in caso di guerra, chiamata a racolta a causa di pericoli esteriori o imediata minaccia della sicurezza nazionale, anche in caso che si presenta movimento armato per il sovvertimento del regime democratico, il parlamento con propia decisione, che prende dopo richiesta del governo, applica in tutto il Territorio o in parti sui, la lege per lo stato d’ assedio, forma tribunali d’ ecezione e ferma il valore del totale o di parte delle disposizioni degli articoli 5 paragrafi 4,6,8,9,11,12 paragrafi 1 fin 4,14,19,22 paragrafi 3,23,96 paragrafi 4 e 97”

la parola “poliorkia”(assedio) deriva dalla parola polis e la parola ερκος= barriera, sbarramento, ostacolo in greco antico. Assediare significa circondare, sbarrare, avvolgere, premere, costringere. Dal Sabbato scorso significa anche incendiare, rompere, occupare, annulare, scontrarsi, bloccare, manifestare, discutere, mettere in dubbio, stare far compagni. Le citta’ ci apartengono. Assediamoce le. Noi i 10 kukulofori

salonica

sal-1Sabato 6/12

La notizia dell assassinio di alexis scopio’ come fulmine sbirro-spara-sedicene-a Exarchia-MORTO. I nostri cuori si sintonizzano, i stomaci si stringono, e ora? Le nostre strade si incontrano ad un luogo a tutti famigliare. In un ora cinquecento di noi siamo radunati in un aula a discutere.che cosa? nulla. Non c’e’ tempo di parole. La rabbia bolle. Una compagna ci descrive precisamente quel che successo. Le condizioni non corrispondono ai soliti processi. L’ assemplea finisce rapidamente. La gente si muove verso la strada. Piccoli gruppi ne parlano, tutti/e si preparano di risposte dinamiche. Gente si muove verso Kamara mentre baricate si posizionano intorno all’ universita’. I sbirri hanno abandonato il centro della citta’. Una manifestazione arrabbiata parte da Kamara e si direggia verso il dipartimento della polizia di Lefkos Pyrgos. Il dipartimento viene attacato con pietre, molotov ed ogni cosa che si poteva trovare. La manifestazione si riunisce e si direggia verso Kamara. Le strade vengono blochate con bidoni infiammati, mentre si rompono negozzi di telecomunicazione, banche e mac donalds. Nell’ universita’ vengono bruciate le machine da scavi del cantiere di lavori della metropolitana. I sbirri cercano di avicinarsi ma vengono attachati con pietre e molotov. i lacrimogeni soffocano l’ aria. Ci ritiriamo… diamo apuntamento per la prossima. Non ci siamo ancora resi conto cosa successo.

Domenica 7/12

12:00 Kamara. 2000 Persone si radunano in una manifestazione chiamata per voce. Pietre si racolgono. Il corteo dall inizio sapeva dove andava, perche e’ partito, perche non sarebbe fermato prossimamente… le intenzioni communi. Divise fra tutti/e. Abbondavano di furore. Noi che abbiamo smesso di essere allievi, studenti, lavoratori, disoccupati, albanesi, greci, nigeriani siamo finalmente qualcosa. siamo i Senza Identita’, invisibili dallo sguardo del potere, abbiamo colpito con tutta la nostra forza. Abbiamo attacato per seconda volta con pietre e con fuoco il D.P. di Lefkos Pyrgos. E abbiamo continuato. Il D.P. di Ano Poli ha ricevuto lo stesso. Sulla nostra via banche, neggozzi di roba echlessiastica, servizi stattali tutto attacato dalla massa. La manifestazione e arrivata all’ universita’ ove alcuni/e hanno continuato la guera di pietre con i MAT(riot police) per molta ora, mentre scontri si fanno anche alla piazza Navarino. Lo stesso giorno studenti di diversi gruppi della sinistra insieme con persone indipendenti occupano l’ edificio dell’ Associazione degli Avocati, mentre antiautoritari insieme con studenti occupano la facolta del teatro. Assemblee aperte vengono realizzate. Viene decisa manifestazione di rabbia per Lunedi’ pomeriggio, coordinazioni delle assoziazioni studentesche e interveni alle scuole. Ormai pero messaggi sms da allievi arivano chiamando in occupazioni e manifestazioni panelleniche. Le vie Tsimischi ed Egnatia rimangono chiuse quasi tutta la notte. Il pommeriggio 50 persone attachano con molotov il D.P. di Toumpa. Mente il comune e il ministero di nord Grecia vengono attachati pure con molotov. .

Lunedi 8/12

salallievi di tutta la citta’ si direggono in cortei verso il centro ove attacano con pietre il D.P. Lefkos Pyrgos. A Toumpa le scuole della zona si riuniscono e scrivono slogan al D.P. Scontri di allievi contro la polizia si reallizzano nella Tsimiski e intorno all’ universita’. Il pommeriggio si realliza attaco con molotov da corteo di 150 persone contro il D.P. Sikies il cui si riunisce col concentramento di 7000 persone a Kamara. La manifestazione parte. Non c’e’ mira precisa. Le banche che stano sulla strada della manifestazine vengono atterrate e bruciate, con loro si rompono e si bruciano molti neggozzi di lusso, di gnoti multinazionali ed altre mire economiche e capitalstiche. Centinaia di persone partecipano alle distruzioni. Persone di tutte le eta’, di tutte le “tribu’”, ma non di tutte le classi partecipano in questo meraviglioso festival di distruzione della vetrata capitalista. Del sogno consumatore. Tutti trovano un modo di godersene di questi momenti. Questa notte non era solo di Alexis. Questa notte era di tutti/e noi. Questa notte era ovunque. La manifestazione si diregge verso il ministero di nord grecia. I sbiri attacano poco dopo l’ attaco di sbirro in borgiese con coltelo contro manifestante. La manifestazione fa indietro verso via Egnatia mentre patre sua attaca con molotov contro il D.P. alla piazza della Democrazia. I sbirri ricevono risposta da centinaia di pietre mentre si posicionano bariccate. Ci ri fanno indietro col uso di lacrimogeni. I scontri continuano fino alla fine della manifestazione in fronte alla facolta del teatro. Martedi 9/12 il giorno del funerale di Alexis la manifestazione che e’ stata chiamata lo stesso giorno attaca al ministero. Il corteo spacca in tre. Una perte sua attaca alla polizia sulla via Agios Dimitrios, mentre il resto della gente si riunisce a Kamara. Gli allievi aprono per molte ore una fronte fuori all universita’. Le ore dopo le manifestazioni la gente si riunisce e discute sulle azioni dei prossimi giorni. Tutti e tutte siamo resi/e conto che qualcosa di grande e’ sucesso. Qualcosa di grande abbiamo provocato. Alcuni ed alcune abbiamo provocato qualosa che superava la nostra fantasia piu’ pazzesca. La risposta ad un assassinio statale e stata la scintila. Quel che scopio e’ stato un primordiale scopiare di rabbia. Una risolutezza mai prima conosciuta , un desiderio per la prima volta incontrato di attaco al mondo del nulla. E dentro la nostra tristezza abbiamo cominziato a sentirsi la speranza, e dentro la nostra rabbia si balza il soriso. Per questo si e’ scagliato un attaco organizzato dai media e i partiti per difamarci, dividerci, rifarci allievi, studenti, lavaroratori, cittadini, di sinistra, anarchici. Mentre noi forniamo zattere di disertimento tutte e tutti insieme.

Mercoledi 10/12

il adunanza di sciopero si realizza e di fatto con partecipazione di massa malgrado che il governo e i media cercano di terrorizzare la gente e premono a non reallizzare le manifestazioni. Piu’ di 8000 persone manifestano, mentre scontri si scoppiano di fronte al ministero i cui continuano sulla via san Dimitrio al altezza del centro dei lavoratori, ove margrado i lacrimogeni la gente di tutte le eta’ rimane concentrata. Li’ siamo tutti stati testimoni dell arresto di un 15enne manifestante da sbirri travestitti in manifestanti di viso coperto.. i media si riferiscono agli arresti ed ormai viene coordinato un clima di terrore e di confusione per poter disanimare la gente che vuole manifestare o scontrarsi sulla strada. Il ruolo dei media viene smascerato in piena colaborazione col governo che fa apello all unita’ nazionale. Prometiamo che semplicemente non ne avrano. La stessa notte banche vengono attacate sulla via Lampraki. Giovedi 11/12 la guerra che ci hanno dichiarato i media locali-stampa e radiotelevisione-riceve risposta. Gli allievi continuano le manifestazioni di mattina mentre di pommeriggio il giornale “Macedonia” riceve attaco come una minima risposta e come un messaggio di insurezione verso tutti i media di stupidamento di massa che riprovano e difamano i/le riscossi/e. Il pommeriggio parte la manifestazione dalla facolta di teatro e si diregge verso i quartieri orientali della citta’. La manifestazione ha un caratere di propaganda e come scopo di interaggire sulla strada cogli abbitanti e far vedere che quel che sucede gli ultimi giorni nelle citta’ elleniche non e’ un fenomeno efimero, non e’ caso di minoranze, non e’ scopiarsi senza cosienza, ma un’ onda d’ ira con forse non tanto concrete ma sicuramente carateristiche politiche. I muri si riempiono di slogan, le mani dei passanti di testi, le videocamere ai neggozzi si spengono, i balconi si riempiono di gente, molte/i aplaudano e ricevono l’ aplauso della manifestazione. Siamo partiti dal centro 500 e siamo tornati 2500. molti e molte hanno per prima volta visto manifestazione nel loro quartiere ed anche per poco hanno manifestato con noi. Il comportamento della polizia e’ ormai cambiato. La loro prezenza e’ provocatrice ma non scegliamo di scontrarci questa volta.

Venerdi’ 12/12

sulla direzione di risposta al clima di “unita’ nazionale” e di separamento dei manifestanti in bravi che manifestano pacificamente e cativi che rompono viene organizzata manifestazione di caratere propagandistico ai quaerteri della zona nord ovest della citta’. Neapoli, Sikies, Ano Poli. Di nuovo i quartieri si riprendono, gente ai balconi, muri e vetrate di banche vengono scritti con slogan, videocamere vengono sabottate, si rompono gli uficci di LAOS(estrema destra parlamentere) e della N.D.(governo). Il slogan “sbirri, maialli, assassini” si sente per le strade strette. La manifestazione malgrado la pioggia finisce il percorso con grande partecipazione di gente. Un momento ha chiaramente descritto la distanza fra due generazioni. Una vechetta volendo dimostrare la sua solidarieta’ ai manifestanti dimostra la bandiera greca dal suo balcone e viene sgridata, entra dentro e ritorna colla bandiera dell partito communista per essere da capo sgridata… Sabato 13/12 dalle 12:00 la gente si riunisce a Kamara. Veniamo a sapere che alcune organizzazioni di sinistra chiamano anche loro alla statua di Venizelos. Non avendo deciso qualcosa di concreto per questa manifestazione ci direggiamo verso quella parte. La manifestazione non e cosi popolosa come le altri ma non ci fa perdere l’ animo questo. Dall’ altro il tempo non sia sempre con noi. La manifestazione non si direggia verso una mirra concreta. Di fatto da’ l’ impressione di due manifestazioni che l’ una segue l’ altra. Gran errore. Ieri eravamo tutti insieme, senza insegne, senza “richieste”, oggi alcuni si sono ricordati del “vecchio mondo” e i suoi “neggozzi politici”. La sinistra non impara, non vuole imparare, ma sara’ costreta prima o poi ad imparare. Il block di indietro attaca videocamere di banche, riempia le vetrate con slogan, sgrida i proprietari dei neggozzi che fanno scendere le ferratte, sgrida quelli che si prendono il loro cafe’ senza preocuparsi al lungo mare. Loro vanno a lamentarsi per una volta ancora al ben guardiato ministero che “ se ne va il governo degli assassini”, noi torniamo alla facolta del teatro ed ognuno ed ognuna di noi si organizza e conforma ove crede che lo puo fare meglio. Quando mette cervelo la sinistra? Fino a quando continuera’ a deviarsi degli originari rifiuti proletari falsamente come imaturi politicamente, fino a quando chiudera’ l’ occhio al potere? Quel che fa quest’ insurezione diversa, quel che abbiamo vissuto e continuiamo a vivere e’ il difuso dei rifiuti in un sempre crescente fuori controlo polo sociale. Ci siamo uniti migranti, allievi, studenti, lavoratori, disoccupati, genitori, insegnanti ed abbiamo smesso di esserte quel che siamo stati fin ora. Spettatori passivi, unita’ economiche, suditti. SCHIAVI. Quando la maschiera della democrazia e’ caduta ed il vero ruolo dello stato si e’ aparso ci ha unita l’ ira. Siamo diventati fuoco, siamo diventati pietra, siamo diventati furore, mente prima non eravamo nulla. ORA VOGLIAMO DIVENTARE TUTTO. VOGLIAMO TUTTO!

Gli invibili aquistano viso

Gli invibili aquistano viso

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Eravamo ombre. Ombre dentro quel che chiamaste quotidianita. Figure invisibili, inumerabili, che ogni giorno le sorpassavano migliaia di sguardi. Visi che qualcosa vi ricordavano ma non eravaste mai sicuri che.

Il bichiere della birra al locale che si e’ riempito

“Ho ordinato mezz’ ora fa e il raggazzo non sia aparso ancora”

I scafali al super mercato e i pavimenti lustricati

“Dove sta la raggazza a svuatare il posacenere?”

Sotto il casco, in un impermeabile, arando la citta’ su due ruote

“Posto 146, come vi posso servire prego?”

Dietro panchine, piegando vestiti, fra corridoi, sistemando libri sui scafali

“Mi sembra un po stretto di vita”

Davanti a compiuter, rispondendo chiamate cerchi alle piccole publicita’

“Si cerca raggazza giovane, si cerca persona con precedenti esperienze di lavoro”

E altre volte alle file di OAED

“Si timbrano gli assegni solo Lunedi- Mercoledi- Venerdi”

Programmi “stage”, seminari, “nuovi posti di lavoro”

A volte di qua’ a volte di la’. In un costante movimento, in un infinibile e stancante “stand by”. Vendendo tutto il se stessi, tutta la nostra vita per poter sopravivere. Sempre presenti e sempre invisibili, stranieri nella stessa nostra citta’.

E di colpo uno sparo…

-”hai saputo?. L’ hanno uciso i bastardi!”

-”chi hanno uciso?”

-”un ragazzo hanno uciso!”

assassinio, violenza. Come se qualcosa ricorda questa parola. Si, ricorda…

la prima svegliata per il lavoro. I bolli che mon mi hanno datto. L’ afitto che devo pagare al inicio del mese. La frenata brusca e il trascinamento raccapricciante sul’ asfalto. Le sere che rimango sola. La chiamata del padrone- vuole che lavori anche domani managgia. Gli sguardi fissi sul mio corpo mentre servo. Il computo dei bollini- mi bastano per la cassa di disocupazione? I giornali con i piccoli anunci. L’ orologio al lavoro che sembra fisso e la nuova machina del padrone. E dentro tutto questo il suono dello sparo. L’ hanno uciso. Tutti per le strade! Ira. Ira per l’ assassinio, ira per la nostra morte quotidiana.

Ci incontriamo per strada. Gridiamo insieme slogan. In comune innalziamo barricate. Smantelliamo lastricate e riempiamo le nostre tasche di pietre. Perdiamo tutti il fiato dai lacrimogeni ma continuiamo. Continuiamo tutti noi che fin ieri parlavamo lingue diverse, tutti noi che fin ieri eravamo invisibili. Continuiamo perche doppo quest incontro niente sara’ mai piu’ lo stesso. Lontano da quelli che abbiano cercato di rapresentarci, lontano da partiti e sindacati che parlino una lingua cosi straniera e ignota, lontano da tutti quei analizzanti dei media che si chiedono da dove sono apparsi tutti questi.

Non abbiamo richieste. No, non abbiamo. Lottiamo per tutti i motivi del mondo. Rivendichiamo la vita che ci rubino ogni giorno. La violenza dello sbirro che spara e’ la condensazione della violenza che riceviamo ogni giorno.

Contro essa ci ribelliamo.

Non siamo piu’ ombre, anche se come tali abbiamo cominciato…

alcuni informazioni

-“e’ tutto un equivoco” : frase lanciata dal avocato dello sbirro che abbia sparato -OAED: organismo per la disoccupazione, generalmente tropa burocrazia per quasi niente ,ma a volte qualcosa come la cassa di disoccupazione

-kukuloforos : il nome di questo giornale, quel che porta il cappuccio, che tiene il viso coperto col passamontagna o in altro modo. Parola usata da i media e generalmente rapresentanti del regime come qualcosa di male e di solito dicendo che tutto lo fanno “10 kukulofori” frase usata molto prima del 6/12/ 2008 quando si tratava di manifestazioni o azioni di violenza politica -pistola magica : “la pistola dello sbirro e’ magica spara in aria e trova al carne” slogan per il fatto che sempre la pilizia spara in aria mai sul corpo -ostracizzazione : nuova scusa, inventata da poco, anche quando non sparano in aria sparano altrove, la palla campia direzione e trova il corpo… -carcerati : una settimana prima del 6/12 i carcerati avevano finita una lotta che conteneva anche scioperi di fame, che durro’ quasi un mese, partemente vincendo -operazione scopa : operazioni della polizia contro i migranti, arresti di massa ed espulsioni

-Decembriana : Dicembre del 1944 primi atti violenti della guerra civile degli anni ’40 dopo guerra