Gli invibili aquistano viso

Eravamo ombre. Ombre dentro quel che chiamaste quotidianita. Figure invisibili, inumerabili, che ogni giorno le sorpassavano migliaia di sguardi. Visi che qualcosa vi ricordavano ma non eravaste mai sicuri che.
Il bichiere della birra al locale che si e’ riempito
“Ho ordinato mezz’ ora fa e il raggazzo non sia aparso ancora”
I scafali al super mercato e i pavimenti lustricati
“Dove sta la raggazza a svuatare il posacenere?”
Sotto il casco, in un impermeabile, arando la citta’ su due ruote
“Posto 146, come vi posso servire prego?”
Dietro panchine, piegando vestiti, fra corridoi, sistemando libri sui scafali
“Mi sembra un po stretto di vita”
Davanti a compiuter, rispondendo chiamate cerchi alle piccole publicita’
“Si cerca raggazza giovane, si cerca persona con precedenti esperienze di lavoro”
E altre volte alle file di OAED
“Si timbrano gli assegni solo Lunedi- Mercoledi- Venerdi”
Programmi “stage”, seminari, “nuovi posti di lavoro”
A volte di qua’ a volte di la’. In un costante movimento, in un infinibile e stancante “stand by”. Vendendo tutto il se stessi, tutta la nostra vita per poter sopravivere. Sempre presenti e sempre invisibili, stranieri nella stessa nostra citta’.
E di colpo uno sparo…
-”hai saputo?. L’ hanno uciso i bastardi!”
-”chi hanno uciso?”
-”un ragazzo hanno uciso!”
assassinio, violenza. Come se qualcosa ricorda questa parola. Si, ricorda…
la prima svegliata per il lavoro. I bolli che mon mi hanno datto. L’ afitto che devo pagare al inicio del mese. La frenata brusca e il trascinamento raccapricciante sul’ asfalto. Le sere che rimango sola. La chiamata del padrone- vuole che lavori anche domani managgia. Gli sguardi fissi sul mio corpo mentre servo. Il computo dei bollini- mi bastano per la cassa di disocupazione? I giornali con i piccoli anunci. L’ orologio al lavoro che sembra fisso e la nuova machina del padrone. E dentro tutto questo il suono dello sparo. L’ hanno uciso. Tutti per le strade! Ira. Ira per l’ assassinio, ira per la nostra morte quotidiana.
Ci incontriamo per strada. Gridiamo insieme slogan. In comune innalziamo barricate. Smantelliamo lastricate e riempiamo le nostre tasche di pietre. Perdiamo tutti il fiato dai lacrimogeni ma continuiamo. Continuiamo tutti noi che fin ieri parlavamo lingue diverse, tutti noi che fin ieri eravamo invisibili. Continuiamo perche doppo quest incontro niente sara’ mai piu’ lo stesso. Lontano da quelli che abbiano cercato di rapresentarci, lontano da partiti e sindacati che parlino una lingua cosi straniera e ignota, lontano da tutti quei analizzanti dei media che si chiedono da dove sono apparsi tutti questi.
Non abbiamo richieste. No, non abbiamo. Lottiamo per tutti i motivi del mondo. Rivendichiamo la vita che ci rubino ogni giorno. La violenza dello sbirro che spara e’ la condensazione della violenza che riceviamo ogni giorno.
Contro essa ci ribelliamo.
Non siamo piu’ ombre, anche se come tali abbiamo cominciato…